Blinking lights

Tecnologia, rete, società... and other revelations.

Mar 18

File sharing e diritto d'autore

Pur essendo una realtà di lungo corso, il file sharing è visto dai detentori dei copyright come un avversario che minaccia un business finora consolidato e redditizio. Le majors non si sono organizzate per rendere disponibili delle licenze globali e non hanno utilizzato le possibilità offerte dal P2P per sviluppare nuove forma di mercato. Hanno preferito adottare un approccio regolatorio di tipo penale e amministrativo, riducendo gli utenti a una condizione di illegalità non punita.

Le tre proposte di Nexa per riformare il diritto d’autore e per ricondurlo al passo coi tempi e con le abitudini degli utenti finali sono queste:

a) Fiscalità generale. Lo stato remunera i titolari dei diritti utilizzando risorse raccolte attraverso l’imposizione fiscale generale.

b) Tassa di scopo. Ciascuna connessione ad Internet potrebbe essere gravata di un balzello per provvedere al pagamento dei diritti d’autore, come già accade per i supporti magnetici e ottici (hard disk, CD, ecc).

c) Licenza. Concedere in licenza i contenuti con forme nuove è l’unico sistema già oggi in linea con le leggi e i regolamenti della Comunità Europea. Una licenza collettiva estesa è in grado di realizzare “un equilibrato bilanciamento del diritto fondamentale degli autori alla tutela dei loro interessi morali e materiali con quello di tutti all’accesso alla cultura”.


Mar 17

Il valore aggiunto dell'Informazione

Guseppe Futia segnala un interessante articolo disponibile in rete, dal titolo La new economy: una economia informazionale, reticolare e globale resa possibile dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

L’economia informazionale è caratterizzata dal maggior peso attribuito all’Informazione nella creazione di valore rispetto alla produzione. I beni di massimo consumo nei paesi “compiutamente sviluppati” sono suddivisibili in tre categorie:

- beni o servizi il cui valore è esclusivamente dato dal contenuto informativo degli stessi (giornali, libri, musica, spettacoli, software, ecc.)

- beni materiali la cui utilità dipende dal contenuto di informazioni da essi veicolato (computer, decoder, oggetti tecnologici per l’audio/video, ecc)

- beni materiali propriamente detti (alimenti, automobili, vestiti, ecc.)

La rilevanza dell’Informazione (ovvero della creazione, dell’elaborazione e della trasmissione di flussi di dati) per i primi due tipi di beni è già abbastanza evidente, ma sempre di più lo sta diventando per il terzo tipo di beni, quelli propriamente materiali. Essi infatti si caratterizzano sempre meno per il valore materiale che portano con sé e sempre più per la capacità di vendere uno stile di vita e un insieme di valori immateriali percepiti dal consumatore come desiderabili. Questo senza tener conto dell’importanza dell’IT nel velocizzare e rendere più efficienti i processi produttivi tradizionali.


Mar 15

Notate l’astuzia di questa campagna di viral marketing della Vodafone: è un esempio di pefetta comprensione dei meccanismi nella nuova pubblicità sul web.


La nuova generazione di televisori che prende il nome di Internet Inabled TV permette all’utente di fruire dei contenuti multimediali presenti in alcuni portali di video sharing (tra cui YouTube) e in altri siti molto noti (come Picasa Web e Bloomberg) attraverso il semplice uso del telecomando.

Il televisore è munito di una porta ethernet per la connessione e, sul telecomando stesso, di un pulsante “Web” che attiva le icone di widget navigabili mediante i tasti direzionali.

I siti a disposizione sono per ora solo quelli che hanno accettato il Widget ChannelFramework , lo standard aperto per l’interfacciamento con apparati quali set-top box, media player e televisori. Le Internet Inabled TV sono in grado di riconoscere se in un sito Web è presente questo tipo di widget e, in caso affermativo, mostrano un’icona sul display che permette l’accesso ai contenuti correlati.


Mar 1

Questioni di digital divide

Secondo il rapporto Aspetti della vita quotidiana dell’Istat, “in Italia i beni tecnologici più diffusi sono il televisore, presente nel 95,4% delle famiglie e il cellulare (88,5%). Seguono il lettore DVD (59,7%), il videoregistratore (58,1%), il personal computer (50,1%) e l’accesso ad Internet (42%). Tra i beni tecnologici presenti nelle famiglie hanno un certo rilievo anche l’antenna parabolica (30,7%), la videocamera (26,8%), il decoder digitale terrestre (23,8%) e la consolle per videogiochi (18,1%).”

Se consideriamo che nel 9,1% dei casi la connessione internet è di tipo dial-up (max 56k/s), giungiamo alla conclusione che solo il 30% circa degli italiani ha gli strumenti necessari per usufruire dei servizi web più avanzati. In pratica l’uso ad alto livello di Internet (consumo di contenuti multimediali, comunicazione in tempo reale, uploading, ecc.) è ancora un affare per pochi, equiparabile al possesso di un bene piuttosto superfluo come l’antenna parabolica.

Colmare questo gap tecnologico dovrebbe essere in cima all’ordine del giorno nel dibattito politico italiano, se si intende cominciare a diffondere la cultura digitale in un paese dove il web è ancora visto con diffidenza, se non addirittura con ostilità (si veda il recente emendamento D’Alia).


Feb 27

Pronti a leggere il futuro

Questi i libri indispensabili per capire il futuro, secondo gli organizzatori del progetto Venice Sessions partito il 27 novembre 2008 a Venezia. Il guanto di sfida è stato lanciato: quali abbiamo già letto?

•    Weaving the Web - The original design and ultimate destiny of the World Wide Web, by its inventor (1999) Tim Berners-Lee (con Mark Fischetti), Orion Books (London). Disponibile anche in italiano con il titolo L’architettura del nuovo Web (2001) Feltrinelli.
•    A framework for Web Science (2006) Tim Berners-Lee, Wendy Hall, James A. Hendler, Kieron O’Hara, Nigel Shadbolt, Daniel J. Weitzner, Now Published Inc.
•    The origin of wealth (2006) Eric D. Beinhocker, Harvard Business School Press
•    Predicting the unpredictable ( March 2002) Eric Bonabeau, Harvard Business Review
•    Don’t Trust Your Gut (May 2003) Eric Bonabeau, Harvard Business Review
•    Neuromancer (2000, 1° ed. 1984) William Gibson, Ace Books
•    Anathem (2008) Neal Stephenson, Atlantic Books
•    The Future of Ideas (2006) Lawrence Lessig. In italiano Il Futuro delle Idee, Feltrinelli (Serie Bianca)
•    Information Rules Le regole dell’ economia dell’informazione (1999) Carl Shapiro e Hal R., Varian Etas
•    Vivere d’aria (2000) Charles Leadbeater, Fazi Editore
•    Crowdsourcing (2008) Jeff Howe, Random house business books
•    L’arte di chi parte (bene) (2006) Guy Kawasaky, Etas
•    Il sogno di un’impresa. Dall’Olivetti al venture capital: una vita nell’information technology (2004) Piol Elserino, Il Sole 24 Ore Pirola
•    Italian applications (2006) Federico Petrocchi, Hublab Edition
•    The Wisdom of Crowds (2005) Jim Surowiecky, Anchor Books
•    Long Tail, The, Revised and Updated Edition: Why the Future of Business is Selling Less of More (2008) Chris Anderson, Hyperion. In italiano La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati (2007), Codice
•    Rivista Wired (tutti i numeri, inclusi gli arretrati) e Wired Italia
•    Saggio sulla lucidità (2004) Josè Saramago, Einaudi
•    Robinson Crosue (2003) Daniel Defoe, Oscar Mondadori (pubblicazione 1719)
•    I viaggi di Gulliver (pubblicazione 1726) Jonathan Swift (Editori Vari)
•    Una e una notte (2006) Ennio Flaiano, Adelphi (pubblicazione 1959)
•    Economia all’idrogeno (2002) Jeremy Rifkin, Mondadori
•    L’uomo nomade (2006) Jacques Attali, Spirali
•    I Barbari (2006) Alessandro Baricco, Fandango
•    Il Tao della fisica (1989) Fritiof Capra, Adelphi (1°ed. 1982)
•    Il design del futuro (2008) Donald Norman, Apogeo
•    Lezioni Americane (2000) Italo Calvino, Mondadori (Oscar opere di I. Calvino, 1° ed postuma 1988)
•    The Big Switch: Rewiring the World (2008) Nicholas Carr, Norton
•    Il dilemma dell’onnivoro (2008) Micheal Pollan, Adelphi
•    Alice nel paese delle meraviglie (2008) Lewis Carrol, Nuovi Equilibri e altre edizioni (1° ed del 1865)
•    Ubik (2003) Philip K Dick, Fanucci (1°ed 1969)
•    La fine dell’utopia (2008) Herbert Marcuse, Manifestolibri (pubblicazione 1967)
•    Civiltà materiale, economia e capitalismo. Le strutture del quotidiano (secoli XV-XVIII) (2006) Fernand Braudel, Einaudi (1° ed 1979)
•    Curiosità Insaziabile. L’innovazione di un futuro fragile (2006) Helga Nowotny, Codice
•    Radical evolution (2007) Joel Garreau, Sperling&Kupfer
•    Who’s your city How the Creative Economy Is Making Where to Live the Most Important Decision of Your Life (2008) Richard Florida, Basic Books
•    Economia della felicità (2007) Luca de Biase, Feltrinelli
•    Le città Invisibili (1992) Italo Calvino, Mondadori (Oscar opere I.Calvino) 1° ed 1972
•    Io, robot (2003) Isac Asimov, Oscar Mondadori, 1° ed 1950
•    La Bibbia
•    Wikipedia.org
•    Il Cigno nero (2008) Nassim N. Taleb, Il Saggiatore
•    La creazione (2008) Edward Wilson, Adelphi
•    Fuori controllo. Tra edonismo e paura: il nostro futuro brasiliano (2005) Giuliano da Empoli, Marsilio
•    Obama. La politica nell’era di Facebook (2008) Giuliano da Empoli, Marsilio
•    Canton Express. Due viaggi in Oriente (1503-2008) (2008) Giuliano da Empoli
Einaudi
•    Io sono vivo e voi siete morti. Philip dick 1928-1982. Una biografia. (1995) Emmanuel Carrere, Theoria
•    City (1999) Alessandro Baricco, Rizzoli
•    Wikinomics
•    La fin des certitudes (2001) Ilya Prigogin, Odile Jacob
•    Il sogno europeo (2004) Jeremy Rifkin, Mondadori
•    E’ ora di cambiare (in uscita gennaio 2009) John P. Kotter, Sperling&Kupfer
•    La nascita della società in rete (2008) Manuel Castells, Ube Paberback (1° ed 1996)
•    Nexus (2004) Mark Buchanan, Saggi Mondadori
•    La rana cinese. Come l’Italia può tornare a crescere (2006) Riccardo Illy, Mondadori
•    Complessità e altre storie (2007) Luciano Pitronero, Di Renzo Editore
•    La trappola della globalizzazione (1997) Hans P. Martin-Harald Schumann, Edition Raetia
•    Caos - La nascita di una nuova scienza (2000) James Gelick, Bur
•    Modernità liquida (2006) Zygmunt Bauman, Laterza (1° ed 2000)
•    Intervista sull’identità (2006) Zygmunt Bauman, Laterza (1° ed 2003)
•    Italia De profundis (2008) Giuseppe Genna, Minimum Fax
•    The Tipping Point: How little things can Make a big difference (2000). Malcolm Gladwell, Little, Brown Book Group Gladwell
•    Blink: The power of thinking without thinking (2005 Malcolm Gladwell , Little, Brown Book Group Gladwell
•    Blue ocean strategy W. Chan Kim e Renée Mauborgne e in italiano Strategia oceano blu: Vincere senza competere (2005) Etas Blueoceanstrategy
•    Small Is the New Big: and 183 Other Riffs, Rants, and Remarkable Business Ideas  (2006) Seth Godin, Penguin Group Blog - Sethgodin
•    Giocati dal caso. Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita (2008, 1° ed 2003) Nassim N. Taleb, Il Saggiatore Tascabili


Feb 26

Le sfide del nuovo advertising

Si fa sempre più acceso il dibattito sui modelli di business connessi alla web tv, sia che si tratti di web broadcaster di tipo corporate (come Hulu, Tv.com, Fancast, ecc.), sia che si tratti di content provider slegati dalla logica delle majors. Tra questi ultimi è possibile un’ulteriore separazione tra provider UGC based (vedi Youtube, Vimeo, CollegeHumor, ecc.) e provider di contenuti originali long-form (come Current, Revision3 o ForYourImmagination).

Un modello di business vincente? Guardate DiggNation su Revision3. Due giovani seduti su un divano coi laptop sulle ginocchia, che mostrano e discutono le più disparate notizie provenienti da Digg.com. La vedete la pubblicità? No, non sto parlando degli spot infilati come pre-roll all’intero dello stream, ma della pubblicità vera, quella implicita e virale. E’ la pubblicità fatta ad Apple e a Dell, che in tal modo legano i propri prodotti all’immagine ultramoderna e “cool” del programma, oltre a guadagnare l’attenzione di 200.000 geek a settimana. Il messaggio di marketing è recepito da un target estremamente mirato e in modo del tutto naturale, senza forzature nella comunicazione. Questo, a mio modo di vedere, è il futuro dell’adv in rete.


Feb 24

FlopTv

Lo so, il nome non è dei più confortanti, ma vi assicuro che mi ha colpito favorevolmente questa nuovissima web tv di casa Fox, da pochi giorni in sperimentazione in Italia. Il leitmotiv della programmazione è la comicità parodistica e surreale in salsa nostrana, come testimonia la serie (per ora) di punta, intitolata “Drammi Medicali” ed intepretata da Elio di Elio e le Storie Tese e da Marcello Macchia (in arte Maccio Capatonda).

Ciò che più mi ha colpito, oltre alla qualità dell’immagine video, è la sezione Accademia, in cui si invocano direttamente gli UGC:

“FlopTV non è un canale egoista. I suoi talent, gli autori e il team di gestione sono aperti e desiderosi di confrontarsi con chiunque condivida lo spirito del canale webtelevisivo. Chiunque può partecipare inviando le proprie produzioni, le idee e proponendosi come talent inviando un provino video”.


L'esperimento BlogMagazine

Da stamattina è online BlogMagazine, una rivista elettronica gratuita scritta da soli blogger, fruibile in modalità Flash e in formato PDF. L’idea è quella di un magazine generalista curato da ragazzi più o meno esperti (ma comunque appassionati) nel loro settore, i cui argomenti spaziano dalla tecnologia allo spettacolo, da Internet al gossip. Il tutto è molto ben curato dal punto di vista grafico e nemmeno male da quello dei contenuti, ma la domanda che scaturisce spontanea è questa: nell’epoca della crisi della stampa generalista, si ha bisogno di una rivista (online) generalista, quando tutti gli argomenti presentati possono essere approfonditi in tantissimi blog di settore sul web?

Fa un po’ sorridere quindi quando si sente, nel video di presentazione, Giuliano Ambrosio rassicurare i presenti sul fatto che la rivista non sarà mai a pagamento…ci mancherebbe altro.

Il mio giudizio su quest’esperimento è però in generale positivo, perlomeno testimonia la vitalità della blogosfera italiana e torinese in particolare.


Feb 23

Does Social Media Make Us Better People?

Questa sì che è una bella domanda. Se la pone Pete Cashmore su Mashable, modificando il punto di vista a cui ci hanno abituato negli ultimi tempi i mass media, in special modo la televisione. Youtube, Flickr e Twitter, dando l’opportunità a ognuno di noi e in ogni momento di rendere la pubblica piazza partecipe di qualche evento, possono disincentivare le cattive azioni? Sapere che una nostro comportamento può essere catturato e pubblicato senza alcun preavviso, macchiando per sempre la nostra reputazione, ci spinge a comportarci meglio? E nel caso delle brutalità delle forze dell’ordine, assistiamo forse ad un 1984 al contrario, in cui l’occhio del Grande Fratello (in questo caso YouTube) si rivolge contro il potere stesso, a favore dei cittadini?


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